Questo blog è dedicato allo studio delle tematiche relative all'ambiente e al paesaggio, e più in generale al mondo della natura, dell'arte e della cultura. Per noi vale la massima: un paesaggio integro ed armonioso oggi è sempre il riflesso di un ambiente sano e di una società più civile.

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Blogger: lucabellincioni
Nome: Luca Bellincioni
Storico, insegnante, guidarista, escursionista e fotoamatore, Luca Bellincioni è da anni sensibile alle tematiche della tutela del paesaggio e dell'ambiente. Ha pubblicato la guida "Lazio. I luoghi del mistero e dell'insolito" per la casa editrice Eremon, nonché - su riviste, giornali e siti web - numerosi saggi ed articoli di vario argomento, storico, filosofico, antropologico, politico e, soprattutto negli ultimi tempi, a tema ambientalista. Attualmente collabora con svariati siti web di promozione turistica del territorio e di studio del paesaggio italiano. Nella sua attività di fotoreporter Luca si è interessato particolarmente ai piccoli centri, ai parchi e alle riserve naturali e ai paesaggi agricoli tradizionali. Nei suoi scatti è presente una forte vena romantica, giacché egli tende idealmente a riprendere l'estetica dei vedutisti del Sette-Ottocento. Un gusto, questo, che si esprime innanzitutto nella ricerca dell'integrità dei soggetti e dei paesaggi proposti, nella ricerca dell'armonia tra uomo e ambiente, e da un punto di vista tecnico, nell'importanza data al cielo e nella cura delle inquadrature. Chi fosse interessato al mio lavoro o ai contenuti di questo blog (testi, immagini, video, ...) può contattarmi all'indirizzo e-mail lucabellincioni@interfree.it. Chi voglia invece pubblicare articoli e saggi attinenti agli argomenti trattati, può inviarmeli specificando nell'e-mail e alla fine del testo che il contributo al blog è del tutto gratuito e volontario e che sono responsabili dei contenuti dei propri scritti. I contributi anonimi o quelli risultati a mio insindacabile giudizio non attinenti od offensivi saranno comunque cestinati.

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martedì, 08 aprile 2008
La Sabina Tiberina e la Valle del Farfa (Provincia di Rieti, Lazio) - Ritorno all'Arcadia

La cosiddetta "Sabina Tiberina", quell'area dell’Alto Lazio sabino che rivolge il suo sguardo alla Valle del Tevere, offre un paesaggio collinare di rara bellezza, fra i più suggestivi e caratteristici del Centro Italia: il verde intenso delle leccete che avvolgono le colline e i monti dalle sagome arrotondate, i vigneti, i colori cangianti dei campi coltivati, i magnifici uliveti secolari che rivestono i poggi, i molti borghi arroccati formano insieme un vero e proprio "paesaggio medievale", tutt'oggi miracolosamente salvo da pesanti fenomeni di deterioramento di tipo para-metropolitano, nonostante la vicinanza con Roma.

Scorcio dal Castello di Catino

- Scorcio collinare dalla rovine del Castello di Catino -

Cuore della ben più ampia sub-regione storica Sabina (che comprende quasi tutta la provincia di Rieti e parte delle province di Roma e Terni), il versante tiberino dei Monti Sabini, con le sue vaste propaggini collinari, ha mantenuto infatti elementi paesaggistiche e culturali del tutto propri. Vera peculiarità della Sabina tiberina (come del resto del territorio sabino) è la coltivazione dell’olivo, che caratterizza fortemente il paesaggio e che ha conservato la tradizionale importanza nell’economia locale, con la produzione di olio extravergine di oliva di altissima qualità e da tempo riconosciuto dal marchio dop.

Veduta di Torri in Sabina

- Veduta di Torri in Sabina -

Rilievi calcarei di quota modesta, eppure rimasti sostanzialmente intatti, i Monti Sabini possiedono inoltre uno spiccato interesse naturalistico e ambientale: oltre ad una flora molto varia, vi si rilevano numerosi fenomeni carsici, fra cui spicca l’enorme voragine del Revotano (seconda per grandezza, nel Lazio, solo al Pozzo d’Antullo sugli Ernici), che si apre nei pressi del grazioso paese di Roccantica. Più a Sud, invece, in una zona di transizione fra Monti Sabini e Lucretili, si allarga l’ampia e pittoresca Valle del Farfa, una sorta di appendice della Sabina tiberina, il cui fulcro politico e spirituale è da secoli la celebre Abbazia di Farfa, uno dei simboli del monachesimo europeo e baluardo della civiltà cristiana, nonché potente avamposto della Chiesa in Età Feudale: il complesso, di antichissima e leggendaria origine, esistente già all’epoca di Carlo Magno (dal quale ricevette peraltro sostegno), custodisce opere letterarie ed artistiche di inestimabile valore. Notevole è del resto il patrimonio storico, artistico e religioso della Sabina Tiberina, che cela aree archeologiche sabino-romane (Eretum, Cures), castelli, eremi, conventi e abbazie (oltre alla già citata Abbazia di Farfa, ricordiamo la splendida e venerata Cattedrale rurale di Santa Maria in Vescovio), accanto a numerosi centri storici, piccoli e forse poveri in quanto a monumenti, ma perfettamente integrati nel paesaggio agrario circostante, senza dubbio fra i migliori esempi nel Lazio in tal senso.

Veduta di Roccantica

- Veduta di Roccantica -

Assai piacevole è entrare in uno di questi borghi, quasi sempre puliti e ben tenuti, per assaporare un'atmosfera d’altri tempi, ma più spesso di abbandono e spopolamento, come nelle innumerevoli frazioni rurali che punteggiano le campagne. Borghi e villaggi che talvolta si presentano come veri e propri gioielli sconosciuti, che attendono un recupero ed una valorizzazione adeguati, e ciò in relazione al concetto di "albergo diffuso", per cui la Sabina ha una vocazione ovvia e naturale: Casperia (premiata dalla bandiera arancione del TCI), Bocchignano, Fianello, Rocchette o la stessa Roccantica sono soltanto alcuni dei centri che, se adeguatamente valorizzati e recuperati, potrebbero creare un itinerario alla scoperta del Medioevo sabino, che presupponesse pernottamenti in edifici storici, magari con l’organizzazione periodica (stagionale e non solo annuale) di eventi in tema medievale, oggi molto in voga, alla riscoperta di antiche tradizioni, prodotti tipici, e scenari perduti, al fine di creare un flusso turistico per tutto l’arco dell’anno.

Veduta di Rocchette e Rocchettine

- Veduta di Rocchette e Rocchettine -

Le strade della Sabina Tiberina, d’altro canto, sono tutto un susseguirsi di pittoreschi scorci medievali che in alcuni punti rendono il viaggiare in queste terre simile al vagare in un affresco dell’Età di Mezzo. Sensazione che forse raggiunge il proprio culmine quando ci si avvicina al piccolissimo, semispopolato villaggio di Rocchette (frazione di Torri in Sabina, a pochi chilometri dal confine con l'Umbria), uno degli abitati più suggestivi della zona: di fronte si innalza il colle ove sorgono le rovine del paese fantasma di Rocchettine, quest'ultimo dominato dai solenni ruderi di una fortezza; attorno solo boschi, campi, uliveti ed un silenzio quasi totale, se non fosse per l’ammaliante suono delle acque di un ruscello.

Castello di Catino

- Il Castello di Catino e, sullo sfondo, il Monte Soratte visti dalla Strada del Tancia -

Scendendo sempre più a valle, invece, il paesaggio, ormai dominato da vicino dalla mole solenne e solitaria del mitico Monte Soratte, si tinge di tinte spiccatamente umbre, con i filari di cipressi ad ornare le bianche sterrate che salgono sui poggi, coronati da vecchi casali con i loro pini marittimi: è la zona di Selci, Collevecchio e Magliano Sabina, ove, in vista dell’Autostrada Roma-Firenze e della piana alluvionale del Tevere, i confini fra Reatino e Ternano divengono sempre più labili: negli ultimi tempi nella zona sono sorti numerosi agriturismi e bed & breakfast, segno di un approccio nuovo e intelligente basato proprio sulla valorizzazione del bellezze paesaggistiche sabine, che si spera possa portare ad uno sviluppo sostenibile e di qualità a questo pregiato territorio.

Campagna sabina presso Tarano

- Campagne presso Tarano -

Trattandosi di un’area interessata da un notevole spopolamento, priva di grossi centri urbani (fa eccezione, pur contenuta, Poggio Mirteto) e abbastanza lontana dallo sviluppo industriale, la Sabina Tiberina, anche in virtù dell’importanza mantenuta qui dal settore agricolo, è oggi terra dalla chiara vocazione turistica. Quel che ancora manca è la tutela dell’ambiente, lacuna gravissima se pensiamo che questa zona (come gran parte del resto della Sabina) conserva un paesaggio agrario “all’antica” divenuto ormai raro nel resto del Lazio.

Veduta di Toffia

- Veduta di Toffia, nel cuore della Valle del Farfa -

Progetti tronfi e demenziali di grandi aree produttive e di nuove strade, la costruzione di un ridicolo outlet ai piedi del Soratte, il proliferare di troppe ville sparse lungo le strade, inquietanti lottizzazioni e alcuni incresciosi fenomeni di abusivismo edilizio sono il sintomo di un’aggressione drammatica che deve essere necessariamente contrastata dalle istituzioni, anche avallando progetti coraggiosi come un nuovo ampio parco naturale.

Prati di Poggio Perugino

- I Prati di Poggio Perugino, spartiacque fra la Sabina Tiberina e le aree sabine più interne -

Riteniamo dunque che assieme alla già citata Valle del Farfa almeno le due cime maggiori dei Monti Sabini, ossia il Tancia (1292 mt) e il Pizzuto (1288 mt), debbano essere necessariamente tutelate. Il Revotano, da parte sua, potrebbe ricevere il riconoscimento di Monumento Naturale. L'ampia e splendida area collinare digradante verso il Tevere potrebbe infine trovare forme di protezione nell'ambito di un "parco agricolo". L’istituzione di un Parco Regionale dei Monti Sabini (o di un Parco della Valle del Farfa e di una Riserva Naturale dei Monti Tancia e Pizzuto) darebbe senz’altro nuovo impulso ad un comprensorio che, a causa del calo demografico e della mancanza di opportunità economiche (che verrebbero invece a crearsi proprio tramite una seria valorizzazione turistica), rischia non solo di perdere la propria preziosa identità ma di subire, nei prossimi anni, un incontrollato fenomeno di urbanizzazione del territorio del versante tiberino, con il deterioramento di un patrimonio paesaggistico unico ed irriproducibile .

Postato da: lucabellincioni a 09:39 | link | commenti
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martedì, 01 aprile 2008
Ancora eolico sulla Maremma!

E’ di questi giorni la inquietante notizia dell’accordo per un parco eolico nel territorio di Monte Romano fra l’Enel e l’amministrazione comunale. Presentato con la solita retorica (tronfia, demagogica e ormai fin troppo demenziale) dei posti di lavoro e con quella falsa e ridicola dello energia “pulita” e dello sviluppo sostenibile, ed ovviamente salutato e reclamizzato con grande entusiasmo dai conniventi giornali locali, il parco (ma sarebbe più appropriato chiamarlo “centrale”) si presenta come l’ennesimo capitolo di un costante e drammatico attacco al territorio della Maremma tosco-laziale. Prima il parco di Scansano, nel Grossetano, poi il progetto assurdo e fortunatamente fallito di una centrale eolica presso Allumiere, sulla Tolfa, poi ancora l’altro progetto mostruoso della mega antenna di Civitella Cesi, in seguito le altre numerose proposte di centrali eoliche in Toscana e nell’Alta Tuscia, assieme al ridicolo progetto di una centrale a Biomasse a Barbarano Romano, nella Valle del Biedano. Ora, di fronte a tutto ciò, anche un imbecille capirebbe che c’è un’idea ben precisa della Maremma che le lobbies dell’energia si sono fatta. Una fetta del territorio nazionale fra le meno urbanizzate, fra le più ricche di biodiversità (paesaggi, ambienti, climi, flora, fauna, ecc…), è oggi sempre più minacciata da avidi speculatori e improponibili politicanti che vedono nella Maremma un grande “deserto” da “riempire” ad ogni costo. Infatti, le amministrazioni locali sono quasi sempre favorevoli ai vari devastanti progetti, soprattutto a quelli sull’eolico poiché più facilmente presentabili ai propri cittadini, dopo la martellante propaganda propinataci dai media (vedi pubblicità e programmi televisivi pseudo-ambientalisti) anche da “autorevoli” (sulla carta) associazioni ambientaliste (vedi Legambiente), quest’ultime in realtà mosse da mal celati interessi privati con l’industria del vento. Ho già avuto modo di esprimere, su un altro articolo pubblicato su questo sito, le mie dure considerazioni sull’inopportunità di realizzare centrali eoliche nel territorio maremmano, e vi rimando il lettore. Riassumendo, tuttavia, vorrei ricordare come la Maremma tosco-laziale costituisca oggi uno degli ecosistemi più integri e pregiati d’Italia (e forse non solo); un territorio inoltre dall’eccezionale valore archeologico, per la presenza incredibile - quanto a qualità e quantità - di tracce della civiltà dell’uomo, dalla preistoria ad oggi, ma soprattutto legate alla presenza etrusca, il cui fascino tuttora attrae visitatori da tutto il mondo.

A tal proposito, tornando al caso di Monte Romano, vorrei proprio che i promotori del progetto ci facessero capire come l’impatto delle le turbine eoliche, alte anche fino a 100 metri, possa essere compatibile con la conservazione di uno dei paesaggi rurali più belli ed integri del Lazio (l’ultimo baluardo, o quasi, della coltura e del pascolo estensivi nella regione) nonché del vastissimo corridoio biologico maremmano, vista la straordinaria ricchezza di avifauna nidificante e migratoria della Tolfa, che appunto correrebbe gravi rischi di incidenti con la creazione della centrale elettrica eolica, pericolosa, come accertato, per i volatili. Non ultimo, come potrebbero le gigantesche pale eoliche, che sarebbero visibili fin da grandi distanze, convivere con le straordinarie emergenze paesaggistiche, storiche e archeologiche d’epoca preistorica, etrusca, romana e medievale sparse in tutto il territorio circostante (Cencelle, Norchia, San Giovenale, Respampani, Luni sul Mignone, Tuscania, Tarquinia, Blera, Civitella Cesi, ecc…), le quali PROPRIO dal rapporto armonioso con il paesaggio circostante traggono il proprio fascino e, nondimeno, il proprio potenziale turistico. Potenziale, tra l’altro, mai e poi mai finora sfruttato ancorché minimamente (si pensi allo scandalo della splendida Norchia, abbandonata all’incuria, al degrado e alla delinquenza da decenni), per l’inettitudine manifesta e raccapricciante delle istituzioni comunali, provinciali e regionali. Sicché questi amministratori, da sempre incapaci di far decollare il turismo in una zona dalle potenzialità immense, ancora oggi riescono soltanto ad avallare progetti che porterebbero alla deturpazione dell’Etruria. Già l’area di Monte Romano è purtroppo interessata dalla presenza  di imponenti elettrodotti che servono i mostri di Civitavecchia e Montalto, simbolo di una decennale (e ormai, a quanto pare, tradizionale) servitù all’industria dell’energia,. E ora invece di pensare alla bonifica del paesaggio maremmano della zona, dal potenziale immenso anche riguardo al cosiddetto turismo “on the road” - che fa e ha fatto fortuna in molte zone della vicinissima Toscana -, si pensa a distruggere definitivamente uno degli ultimi baluardi del paesaggio laziale “all’antica”, con i suoi vasti orizzonti vuoti ed incontaminati. Senza contare che l’istallazione della centrale porterebbe alla necessità di creare nuovi elettrodotti, nuove strade e altre opere di urbanizzazione in un territorio prettamente agricolo e naturale, miracolosamente esente da questo tipo deterioramento para-metropolitano (con tutto il degrado di discariche abusive, smog, inquinamento delle acque e della terra che ciò comporterebbe!). Ancora una volta, cemento, degrado e squallore in aree integre, ossia spreco di territorio e paesaggio, invece di sane politiche urbanistiche che abbiano come principio quello della difesa del territorio e della lotta al consumo indiscriminato del suolo, oggi tra i problemi più gravi e tragici non solo nel nostro Paese ma del mondo intero.

Auspico, perciò, che di fronte a questo nuovo attacco speculativo si possa finalmente formare un movimento di opinione (e perché no?, un vero e proprio comitato promotore) favorevole all’istituzione di un Parco Nazionale della Maremma Etrusca, che protegga PER SEMPRE il meraviglioso territorio dell’Etruria Tolfetana, Viterbese e Grossetana, e che dia nuove e felici prospettive a questa terra, finalmente in rispetto alle sue antiche e moderne vocazioni. Prima che sia troppo tardi.

Postato da: lucabellincioni a 08:06 | link | commenti (2)
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